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martedì 3 luglio 2012

Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia


Michele tiene a precisare che questo paese negli anni 50 contava 6.000 abitanti, adesso ce ne sono 1500. "Io sono tornato dalla Germania. Ho la pensione della Germania, ma pago le tasse all'Italia". Se ne sono andati tutti, "ho due figli in Germania, una è rimasta qui, si è sposata, altrimenti non sarei tornato."


Ha lavorato nella siderurgia ai confini con la Francia, territori che hanno visto guerre per la loro contesa e figli di altri sbarcare da paesi lontani.

Sutera è gemellata ad un paese della Germania, Dillingen, distante 2000 km, ai confini con la Francia. Qualche anno fa il comune di Dillingen ha finanziato la ristrutturazione di una piazza, piazza Dillingen, appunto. Penso che per giungere in paese la strada d'ingresso era sbarrata a causa di una frana, si attendono da tempo i finanziamenti dello Stato italiano per ripristinarla.

Nel frattempo dall'Europa sono arrivati i finanziamenti per l'ascensore che dal paese porta sul monte Paolino, "manca solo il collaudo", mi dice Michele orgoglioso di quell'opera, mentre saliamo il sentiero lastricato che porta in cima.

Avanza, si appoggia al bastone, "faccio questa salita anche tre volte al giorno". Dai 590 m sul livello del mare si sale a 820, dove c'è il santuario, il picco più alto arriva a novecento metri circa dove c'è una torretta della forestale. Da lì hai la Sicilia ai tuoi piedi.

Il sentiero è anche una "Via Crucis" e i Suteresi la percorrono ogni Pasqua

Hanno fondato un'associazione, si chiama Kamikos. "L'antica capitale Sikana", faccio io. "L'abbiamo scelto perché è una cosa antica", come antico il luogo in cui ci troviamo e Michele è lì a testimoniarlo, mentre fa una pausa sotto l'ombra di un albero.

Mi viene in mente la tabella di benvenuto all'ingresso del paese: "Nido d'uomini ai piedi del monte San Paolino". Custodi di un sogno antico, che hanno messo in scena se stessi per sopravvivere. "Guarda quella campana, suonala tre volte e esprimi tre desideri". In quel luogo, nel 57 d. C. era stata eretta una croce, per ricordare la conversione dei Suteresi ad opera di SS. Onofrio.


Dall'alto mi fa vedere il quartiere arabo, Rabato, il più antico del paese, dove ogni anno mettono in scena il presepe vivente. "Lì c'è la capanna". Ogni anno tutto il paese si organizza per mettere in scena la Natività. "Arrivano fino a 2000 persone al giorno da tutta la Sicilia, dalla Calabria, ma anche dall'Italia e dalla Germania"

Siamo quasi in cima, al posto del santuario c'era un castello chiaramontano che guardava l'orizzonte verso il magnifico castello di Mussomeli, "con i ruderi hanno costruito la Chiesa".

Del castello, intuisco, è rimasta la parte inferiore, che oggi è diventato un ristorante che aprirà appena metteranno in movimento l'ascensore.

"Un tempo la strada per salire sino qui era un sentiero che si rischiava di cadere di sotto", il santuario è stato costruito nel 1370 e oggi custodisce le reliquie di San Paolino e Sant'Onofrio. La chiesa è a tre navate, disadorna, semplice, "le panche - mi dice Michele - le hanno portate a spalla i fedeli per le grazie ricevute".


Più avanti nella navata di sinistra mi indica una Madonna in trono tra i santi Cosma e Damiano, dipinto da Tancredi

"Vieni con me, che ti faccio vedere una cosa". Usciamo dalla porta posteriore della Chiesa e a ridosso del convento dei Filippini ci fa entrare in una grotta, dove risiedeva l'eremita Girolamo.
Sul monte c'è un'altra grotta divenuta famosa, quella che, si dice, ospitò Filippo d'Angiò dopo la battaglia della Falconara del 1299 e dove Federico III, re della Sicilia indipendente, si recò dopo la pace di Caltabellotta per liberare il nemico sconfitto.

È tempo di scendere, l'ultimo sguardo al quartiere arabo, faccio notare a  Michele qualche tetto crollato, "la gente non torna più. Ormai sono vecchi e i figli hanno famiglia in Germania"

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